Avvocato Lisa Rossi

Gli anni che sono seguiti al conseguimento della laurea in giurisprudenza, quelli di esperienza e concreta di esercizio della professione legale, mi hanno insegnato che il mondo del diritto è innanzi tutto la realtà delle nostre vicende quotidiane, dei nostri interessi e problemi, di individui concreti che vivono ed agiscono ed interagiscono tra loro nella vita di ogni giorno, con le loro luci ed ombre, pregi e difetti, certezze ed inquietudini.

La decisione di offrire on line un primo approccio o contatto per la trattazione o soluzione ai problemi giuridici delle persone, con serietà professionale, passione e dedizione, è nata con l’idea di dotarmi di uno strumento agile di informazione e comunicazione, assecondando le nuove dinamiche dei rapporti con la clientela ed i mezzi informatici, che aiuti le persone ad acquisire consapevolezza e cognizione piena dei propri diritti.

L’obiettivo è quello  di mettere a disposizione dei frequentatori di Internet informazione, approfondimento di alcune tematiche dal punto di vista giuridico e consulenza legale, utilizzando appunto la rete come strumento di interazione, creando un luogo che abbatta le barriere spazio temporali e al tempo stesso possa essere anche concreto riferimento per la realtà locale.

In tal modo la comunicazione diventa più accessibile, veloce, facile ed indiretta,quindi priva di possibili inibizioni, promuovendo e rendendo più facile e chiara la formulazione dei propri racconti e problemi.



Genitori e figli: i diritti fondamentali delle donne e dei figli minorenni che hanno subito violenza


Se la mamma e il papà si separano e il figlio è vittima di violenza o ha assistito a scene di violenza da parte del padre ogni decisione che riguarda i figli deve comunque essere presa in accordo con l'ex partner violento. Incredibile, ma vero.

Tempo fa alla Commissione Giustizia del Senato si è discusso sui Decreti di legge n. 957(PDL-UDC) e n. 2800 (IDV). Queste proposte contengono gravissime violazioni dei diritti fondamentali delle donne vittime di violenza e dei figli minorenni vittime di violenza diretta o assistita, in contrasto con quanto raccomandato dall’ONU in materia alle Istituzioni italiane rispetto alla legge sull’affido condiviso n.54/2006.

Tali disegni di legge rendono obbligatorio il ricorso alla mediazione familiare anche in casi di padri/mariti o partner violenti, a discapito delle madri e dei figli minorenni, subordinando ogni decisione che riguarda i figli ad una condivisione con l’ex partner violento. Tali leggi ricordano la “patria potestà”, cancellata dal diritto di famiglia nel 1975. Inoltre si introduce la Sindrome di Alienazione Parentale quale motivazione “scientifica” a sostegno di queste norme.

Il minore che ha subito direttamente atti di violenza dal padre o ha assistito a forme di violenza fisica sessuale psicologica e verbale contro la madre o su altre figure affettive di riferimento, subisce conseguenze devastanti sotto ogni punto di vista, nel breve e lungo termine, e potrebbe riprodurre quei comportamenti.

Denunciare la violenza domestica per una donna non è un espediente per avere condizioni migliori di separazione, ma una decisione dolorosa per uscire da un trauma profondo dopo molta sofferenza, anche assieme ai propri figli, rispetto ad una persona che si è amata.

La violenza domestica è una realtà in Italia ed in Europa ancora oggi molto diffusa e poco denunciata, è secondo l’ONU la causa del 70% dei femminicidi in Europa. Gli omicidi basati sul genere quale esito della violenza nelle relazioni di intimità”.

Avere vicino un marito responsabile e rispettoso, e un padre capace di crescere i figli in maniera condivisa è la premessa per una relazione familiare positiva, è il desiderio di una madre. La PAS, o sindrome di alienazione parentale è considerata un disturbo relazionale nel contesto delle controversie per la custodia dei figli, in cui un genitore manipola il figlio contro l’altro genitore per rivalersi. Malgrado non esista nessun riconoscimento diagnostico scientifico (DSM) della PAS al mondo, tale “sindrome” viene spesso erroneamente utilizzata nei tribunali e dai servizi sociali in Italia per decretare il diritto dell’abusante, in casi di separazione per violenza agita dal partner sulla madre e sui figli, ad ottenere una mediazione forzata e poi l’affido condiviso dei figli. È bene sottolineare che i bambini e le bambine che hanno un padre violento si giovano della sua assenza: solo così possono ricostruire un reale futuro sereno assieme alla madre. Si ritiene di dubbia costituzionalità e lesiva dell’ordinamento giuridico italiano la volontà di introdurre della PAS (Sindrome di Alienazione Parentale); vista la sua assoluta e conclamata mancanza di validità scientifica a livello internazionale. Le realtà che lavorano per il rispetto dei diritti umani e a contrasto della violenza maschile sulle donne e sui figli minorenni, chiedono che :

- la legge vieti espressamente l’affido condiviso nei casi di acclarata violenza agita nei confronti di partner e/o sui figli

- che sia definitivamente proibito l’utilizzo della sindrome di alienazione parentale in ambito processuale e da assistenti sociali come motivo di mediazione familiare e affido congiunto


LA SEPARAZIONE E IL RAPPORTO NONNI - NIPOTI

le separazioni porta con sé emozioni contrastanti, difficili da incanalere e, spesso, una grande sofferenza, che investe non solo la coppia, ma anche i figli, fino ai nonni e agli altri componenti della famiglia.

Il difficile compito dei membri della famiglia in questa fase è quella di riassestarsi su nuovi equilibri. Equilibri non sempre facili, che, a volte, nel complicato calcolo dei weekend da passare con la mamma o con il papà, rischia di far perdere di vista gli altri affetti dei bambini, i nonni in primo luogo.

La legge sull’affido condiviso n. 54/2006 ha ritenuto opportuno sancire l’importanza di questi rapporti, attraverso la riformulazione dell’art. 155 c.c. introducendo il principio secondo cui “anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale” e riconoscendo così implicitamente la rilevanza della figura dei nonni nell’educazione e nella crescita dei nipoti. Grazie a questa legge, i genitori non possono impedire gli incontri tra nonni e nipoti, a meno che non dimostrino che questi incontri non siano dannosi per l’educazione del bambino.

Attenzione però a non fraintendere, la ratio della norma mira non a tutelare i diritti dei nonni, ma quelli dei nipoti: in pratica, in base a questa legge in capo ai nonni non esiste un vero e proprio diritto a frequentare i nipoti, ma è piuttosto ai nipoti che viene riconosciuto il diritto di intrattenere relazioni stabili, durature e significative con i propri nonni.

Quindi il diritto dei nonni è riconosciuto solo se coincide con l’interesse dei nipoti a continuare ad avere rapporti con loro.


Bisogna segnalare che molte sentenze hanno in ogni caso accolto le richieste dei nonni di continuare a vedere i nipoti, motivandole con il fatto che è importante per il bambino mantenere un rapporto relazionale ed affettivo con i nonni, che i genitori non possono, senza valide ragioni, interrompere.

Sicuramente il ruolo dei nonni è importantissimo prima, durante e dopo la separazione e dovrebbero, per questo, cercare di mantenere una funzione di sostegno e di supporto affettivo, e un atteggiamento il più possibile neutrale nei confronti dei separandi, cercando cioè di non prendere le parti di nessuno (il figlio, la figlia, il genero, la nuora, i nipoti….), perché ciò ritarda e rende più complicato il ristabilirsi degli equilibri che la “nuova” compagine familiare sta cercando.

Certo, a volte sono le sentenze a stabilire i tempi e i diritti di frequentazione, ma aspettarsi che sia solo una sentenza legale a rendere i  rapporti stabili e sereni è chiaramente utopistico, occorre quindi cercare il più possibile di smussare gli angoli, evitare i conflitti, cercare di mantenere il più possibile un clima familiare vivibile, e sereno, soprattutto nell’interesse dei bambini, ma anche per evitare che i nonni vengano privati della gioia di continuare a vederli.