Sembra moda ma non lo è. Moda, società e disturbi dell’immagine corporea

L'intervista alla psicologa Debora Battani tra disturbi dell'immagine corporea, vissuti di inadeguatezza e riscatto

"La percezione del secondo tocco" di Manu' benelli

Sono la Dott.ssa Battani Debora, psicologa psicoterapeuta.
Effettuo la mia attività come libero professionista nel mio studio e come referente del servizio psicologia del centro nutrizione clinica degli ospedali privati di Forlì’.
Mi occupo quindi anche di disturbi del comportamento alimentare, obesità e disturbi dell’immagine corporea negli adulti.
Ho una passione per la moda da sempre.
Consapevole che si è’ creata per interesse personale ma anche come esperienza di frustrazione e profondo desiderio di poter indossare abiti per i quali non c’era la mia taglia.
Quando ero piccola-giovane, la moda era fatta di “piccole taglie”, solo successivamente i modelli sono stati riconosciuti eccessivi, svalutanti le forme corporee femminili proponendo un modello androgino e anoressizzante. Ma la società riconosce la disfunzionalita’ dei modelli che veicola, quando arrivano le conseguenze… in quel momento erano modelli e come tali, soprattutto in adolescenza, si portano dietro la possibilità di dirci cosa è’ ‘giusto, idoneo o meno’ sottovalutando l’effetto sullo sviluppo della personalità e della percezione di sé.
I disturbi del comportamento alimentare sono esponenzialmente aumentati a seguire degli anni 80-90.
Se il problema fosse solo sociale, tutte le persone  avrebbero sviluppato questo condizionamento, mentre ciascuno di noi elabora le informazioni che gli arrivano dal mondo esterno, per come è’ fatto, per le sue fragilità e risorse.
E non tutti i condizionamenti sulla strutturazione della personalità ‘prendono corpo’ ma spesso il dolore che non si manifesta, condiziona la possibilità di riconoscerlo come tale e di farsi aiutare, alimentando il vissuto interno di ‘non andare bene’.
A questo si collega anche il tema del piacersi che appunto non si basa su come siamo fatti, ma sul confronto tra come siamo e come ci percepiamo, e come vorremmo essere, e-o come crediamo di dover essere per andare bene.
Credo però che una società sana, abbia il compito di rendersi conto di come può’ favorire o meno la salute, perché di questo parliamo.
E quindi io non ero fisicamente idonea. Per me gli abiti erano non femminili, oppure era necessario farli fare dalla sarta… 
Il mondo da allora si è’ evoluto e ad oggi esistono molte più’ possibilità di esprimere la propria personalità anche con l’abbigliamento.
Alcuni anni fa, all’interno della manifestazione del BuonVivere con Elisa D’Ospina, modella curvy di fama mondiale (ha scritto anche un libro dove racconta la sua esperienza dal titolo ‘una vita tutta curve’), abbiamo fatto un incontro per le scuole destinato a circa 400 studenti per parlare di questi temi suscitando moltissimo interesse. Purrtroppo non se ne parla mai abbastanza...
Per gioco, incoraggiata da una speciale commessa qualche anno fa, un acquisto ordinario si è’ trasformato in una avventura da modella! Ci ho pensato a lungo perché è’ esporsi, e quando ti esponi può’ succedere tutto… avevo paura!
Ma pensando ai miei pazienti, al mio lavoro in clinica, ai vissuti di non idoneità, di diversità, di difficoltà ed esclusione che mi portano i pazienti che sono gli stessi che ho provato io, ho deciso che fare la modella significava veicolare un messaggio di coraggio, speranza e appartenenza anche da malato di obesità.
Domenica ho sfilato per Cristina Altre Idee di Meldola, dove la proprietaria Cristina Bacchi, ha organizzato una sfilata che ho sentito estremamente inclusiva e non lo ha fatto con l’intento di includere ma esperimendo quello che ha negli occhi: i modelli e le modelle avevano una vasta gamma di età’, taglie, altezze, tipi di bellezze e mi ha fatto pensare che forse per molte persone sentirsi inadeguati nel proprio corpo, passa o è’ passato, anche dalla preoccupazione che il mondo volesse o proponesse un solo modo di essere fisicamente, un impatto sociale molto performante e sei dentro va tutto bene o sei fuori e sono dolori. Tutto ciò ha anche a  che fare con una profonda e dolorosa presenza di autostima carente, di una percezione di sè instabile e di scarso valore, che può rischiare di far prevalere un falso sè ad una consapevolezza di vulnerabilità da rinforzare. Questo non si manifesta solo in un corpo obeso, anzi!
Dietro alla scelta di un vestito, ci sono elementi della personalità molto profondi: come vorrei essere, che idea voglio dare di me, che ruolo ricopro nel mondo, se mi piaccio o se non mi accetto…
L’incontro con un negoziante per chi ha un deficit sul rapporto corpo-identità, e’ un momento molto delicato dove apparentemente cerchi di soddisfare una mancanza o un desiderio di un abito, ma prima di questo in quell’azione, passa la paura di non andare bene o addirittura di essere rifiutato, la paura di non avere possibilità.
Credo che attualmente molto dello shopping online, oltre che per motivi economici, ritrovi radici protettive sulla paura di tollerare questo incontro con l’ altro ma anche con la paura di non andare bene, quindi il guardarsi allo specchio non solo metaforicamente. Il cercare nello sguardo dell’altro dell’approvazione…
Nella malattia obesità spesso il passaparola per dove fare acquisti, e’ la sicurezza di non avere una umiliazione sia dal negoziante per come ci si sente sempre esposti al giudizio dell’altro, che come sicurezza di non sentirsi dire:’ la sua taglia non ce l’ho’, che nelle situazioni inerenti queste fragilità emotive, può essere letta come conferma di non idoneità sociale e per di più’ finisce per negare il concetto di malattia obesità e intacca la necessaria azione di cura.
La malattia obesità è’ credo l’unica malattia, dove quando si peggiora per senso di vergogna e fallimento, ci si arena a peggiorare invece che chiedere aiuto.
Abbiamo il dovere di conoscere gli effetti delle nostre azioni per stare sempre meglio e creare le fondamenta per una società più’ supportiva e inclusiva sulle fragilità personali, e questo passa anche tramite iniziative come quella di domenica quindi posso solo affermare che sembra moda ma non lo è’! Credo che stimolare la riflessione su questi temi invisibili ma così importanti e quotidiani possa rappresentare anche un veicolo di cultura sociale sul quale mettere maggiore attenzione. Per questo con Cristina Bacchi abbiamo programmato un forum dedicato a questo tema entro fine mese.
Per chi è curioso e si è perso la sfilata, verrà trasmessa su videoregione
Gli incontri possono essere generativi e trasformativi, è un potere che tutti sottovalutiamo.
Per questo per me sono stati significativi l’incontro con:
- la dott.ssa Zaccheroni Valeria, medico endocrinologo, primario del centro obesità e nutrizione clinica
- Alessandra Monti, commessa de Le Sarte Romagnole, mia iniziatrice
- Miriam Zuccarelli di Mimu’ Moda
- Serenella Vasini, responsabile del BuonVivere
-  Elisa D’Ospina, modella curvy
- Cristina Bacchi di Cristina AltreIdee
a tutti sono molto grata di avermi permesso questa esperienza interna ed esterna. 
Sembra moda ma non lo è...

Fonte Forlìtoday del 03/10/2026

https://www.forlitoday.it/attualita/debora-battani-disturbi-alimentari-dismorfia-abbigliamento-moda.html

 

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